Aprile 2024

Così arrivi, come sempre,

a spargere il sospetto del paradiso,

e prima ancora di aprire la finestra

ti riconosco dalla luce più lenta

dai pulviscoli sospesi e senza direzione

dalla replica ossessiva degli uccelli,

e se non fossero gli uccelli sarebbe un’altra cosa,

per ogni posto hai le tue specialità;

e quando entri e ti lascio i miei sensi

riabito case sconosciute e ho nostalgia

di cose mai avvenute. E attraverso i tuoi labirinti

sospingi addosso a me i continenti e le stagioni

e io divento la parete degli urti e dei rimbalzi

l’appoggio dove cominciano le fughe

fino al risucchio silenzioso dell’estate.

 

Patrizia Cavalli, Il Cielo, 1981

 

 

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