Il mondo attraverso le immagini della scienza: l’evoluzione


evoluzione_branduardi_casiraghiIl mondo attraverso le immagini
della scienza: l’evoluzione
Paola Branduardi,
Maurizio Casiraghi
F.to 13,8×21; pag. 32
euro 5,00
 
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«[La polemica tra Camillo Langone e la Società Italiana di Biologia Evoluzionistica all’indomani del rogo della Città della Scienza di Napoli (ndr)] dimostra come ancora oggi le teorie di Darwin costituiscano un problema. Sfatiamo subito un mito: è sbagliato dire che l’uomo discende dalle scimmie. Non discendiamo dalle scimmie, siamo scimmie: non si può discendere da ciò che si è! (…) Poiché per lavoro osservo i genomi in evoluzione, potete credermi quando vi dico che siamo scimmie, ce lo dicono i nostri geni, testimoni di quanto accade nel nostro corpo. A oggi abbiamo sequenziato il genoma della nostra specie, Homo sapiens, e abbiamo anche tecniche che ci hanno permesso di sequenziare quello di organismi estinti da non troppo tempo. È un caso che siamo la sola specie a rappresentare il genere Homo, 40 mila anni fa c’erano quattro uomini sulla Terra, quattro specie di uomo diverse. La più famosa era la neanderthalensis, che si è estinta 20 mila anni fa; l’ultima a essersi estinta risale a 13 mila anni fa, quindi fino ad allora c’erano due uomini diversi sul nostro pianeta. Queste differenze fanno sì che i due genomi, il nostro e quello dell’uomo di Neanderthal, siano simili al 99,7%.
 
Nel sequenziare il genoma dello scimpanzé abbiamo scoperto che si differenzia dal nostro per una percentuale che oscilla tra il 2 e il 3%. Vuol dire che il 97-98% del nostro genoma è identico a quello di uno scimpanzé. Ci separano circa sette milioni di anni che in evoluzione non contano nulla: la vita sulla Terra è comparsa quattro miliardi di anni fa. Prima di sette milioni di anni non c’erano gli scimpanzé, non discendiamo da loro, e non c’era l’uomo, ma un unico scimmione che poi si è diviso in due linee: quella che ha portato gli uomini – Neanderthal e Sapiens – e quella che ha portato lo scimpanzé. Ecco perché i due genomi corrispondono in percentuale pari al 97-98%.
 
Ma andiamo ancora più in basso: dal topo ci separano circa 50-60 milioni di anni. Le linee che hanno portato i roditori e quelle che hanno portato i primati sono quindi separate da circa 50-60 milioni di anni: la distanza temporale comincia a essere un po’ più lunga. Il genoma dell’uomo è uguale a quello del topo per ¾, cioè il 75%. A livello genetico siamo diversi dal topo solo per il 25%. Il moscerino della frutta: circa 400 milioni di anni di separazione e il 60% di corrispondenza genica tra noi e lui. Guardatelo bene perché il 60% di noi è in quel moscerino che di solito schiacciamo. Il vermetto di terra, presente in qualsiasi giardino a milioni, è lungo circa un millimetro e ha 1000 cellule. Questo animaletto ha il 35% in comune con il nostro genoma.
 
Ecco spiegato il lavoro di Darwin: ci ha portato nella natura, ci ha dimostrato che noi uomini siamo organismi viventi come gli altri.»

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Incontri, dialoghi, testimonianze e prospettive già in atto: ciascun percorso di Mappe propone un piccolo vademecum per orientarsi nel territorio del contemporaneo. L’indagine – incentrata su temi quali il cibo, l’immaginario, la scienza, l’industria tessile, il corpo… – condotta da numerosi relatori – esperti del settore, giornalisti, scrittori, professionisti e pionieri del cambiamento – approfondisce i diversi ambiti, stimola e coinvolge il pubblico al dialogo.

 
 
 
 

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