Contrappunti

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«Oh Lou, in una poesia che mi riesce c’è molta
più realtà che in ogni relazione o affetto che provo;
dove creo, io sono vero e vorrei trovare
la forza di fondare la mia vita interamente
su questa verità, su questa infinita semplicità
e gioia che talvolta mi sono concesse.»

Ranier Maria Rilke, Lettera a Lou Andreas-Salomè (8 agosto 1903)
in Epistolario 1897-1926, La Tartaruga Edizioni

 

Acquerello: L. Sanchez, Geos n°11

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Rodney_smith

«Non credo infatti che l’etica debba necessariamente
essere radicata nei principi religiosi o nella fede.
Anzi, sono convinto che possa emergere in modo spontaneo,
quale conseguenza naturale e razionale
della nostra stessa umanità e della condizione
esistenziale che tutti condividiamo.»

Dalai Lama, La felicità al di là della religione, Sperling&Kupfer, 2012

 
 
 
 
 

Fotografia: R. Smith, Collin with magnifying glass, 2004

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Andy-Warhol-1977-Photo-by-Philippe-Morillon«(…) in un certo senso la scrittura è sempre autobiografia. Tutto quello che scrivi, incluso critica e narrativa, ti scrive mentre lo scrivi.
La domanda allora è: questa massiccia impresa autobiografica che riempie una vita,
questa massiccia opera di costruzione di sé (…)
produce solo finzioni? Oppure tra le varie finzioni
del sé, o versioni del sé, ce ne sono alcune
più vere di altre? Come faccio a sapere
che dico la verità su me stesso?»

J. M. Coetzee, Doppiare il capo, Einaudi, Torino 2011


Fotografia: P. Morillon, Ritratto di Andy Warhol, 1977

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La ricerca della bellezza

ali di farfalla al microscopio

Einstein disse che l’obiettivo della scienza era scoprire
«il carattere comune di un complesso di apparenze
che all’esperienza sensoriale diretta
sembrano distinte tra loro». Poincaré aggiunse
che l’obiettivo è dare un senso alla confusione, e farlo dandole con eleganza una forma nuova, e che il principio guida dovrebbe essere la ricerca della bellezza.
«Se la natura non fosse bella non varrebbe la pena studiarla, e la vita non varrebbe la pena di essere vissuta. Uno scienziato non studia la natura perché è utile,
ma perché ne trae piacere, perché è bello». Per Poincaré, bellezza era sinonimo di semplicità. La si poteva riconoscere perché economizzava il pensiero, proprio come le macchine economizzavano la fatica.
Non era in cerca di certezze. «Ogni certezza è una menzogna» disse. Il dominio di fatti e dati era solo la metà del viaggio. Quello che contava di più erano le relazioni che li univano, e dunque si interessò a quasi tutte
le branche del sapere, perché nulla era di per sé irrilevante. (…) Era sempre in cerca di applicazioni pratiche per fare buon uso di quelle che a uno sguardo miope potevano sembrare semplici incongruenze.

 

Theodore Zeldin, Ventotto domande per affrontare il futuro, Sellerio, Palermo 2015
Fotografia: Scaglie delle ali di una farfalla, Panacea prola, viste al microscopio. Fonte: Focus.it

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Adventures in Photoland with the biggest book ever

«La letteratura (…) è la Terra Promessa in cui il linguaggio diventa quello che veramente dovrebbe essere. Alle volte mi sembra
che un’epidemia pestilenziale abbia colpito l’umanità nella facoltà
che più la caratterizza, cioè l’uso della parola, una peste del linguaggio che si manifesta come perdita di forza conoscitiva e di immediatezza, come automatismo che tende a livellare l’espressione sulle formule più generiche, anonime, astratte, a diluire i significati, a smussare
le punte espressive, a spegnere ogni scintilla che sprizzi dallo scontro delle parole con nuove circostanze. Non m’interessa qui chiedermi
se le origini di quest’epidemia siano da ricercare nella politica, nell’ideologia, nell’uniformità burocratica, nell’omogeneizzazione dei mass-media, nella diffusione scolastica della media cultura. Quel che mi interessa sono le possibilità di salute. La letteratura (e forse solo la letteratura) può creare degli anticorpi
che contrastino l’espandersi della peste del linguaggio.»

Italo Calvino, Lezioni americane, Mondadori, Milano 1993
Fotografia: Heather Murphy and Becky Lettenberger, Adventures in Photoland with the Biggest Book Ever

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«Devo imparare a non fidarmi della convinzione
o sensazione istintiva che sono io ad avere ragione.
Non devo fidarmi di quella sensazione per quanto
forte possa essere. In effetti, tanto più essa è forte,
tanto più devo diffidare, perché tanto più è forte,
tanto più grande è il pericolo che io
stia ingannando me stesso e, di conseguenza,
il pericolo che io diventi un intollerante fanatico.»

K. R. Popper, Tolleranza e responsabilità
intellettuale in Saggi sull’intolleranza, il Saggiatore, Milano 1990

 
 
 
 

Fotografia: Robert Doisneau, Enfant sage en cour de récréation, Paris 1954

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Il mondo religioso è frantumato soprattutto perché le religioni non si conoscono reciprocamente. Tutte occupate in una polemica che le esaurisce, non hanno praticamente la forza di vivere per se stesse. Le varie confessioni sono simili a degli attaccabrighe che dilapidano tutte le proprie sostanze per intentare processi, e poi vivono in ristrettezze, facendo la fame. Se anche una minima parte dell’energia che si disperde nell’ostilità verso gli altri fosse usata per amare se stessi, l’umanità potrebbe riposarsi e prosperare. (…)

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Naturalmente non mancano neppure singoli individui capaci di prevedere il corso degli eventi, di lanciare moniti ed esortazioni. Ma, Dio mio, come si può distinguere in tempo il solito menagramo dal profeta chiaroveggente? Il mondo è pieno di forze apparentemente assopite: come si fa a sapere in anticipo quale possa essere risvegliata senza pericolo e quale occorra lasciare assolutamente in pace?

 

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(…) Il male si diffonde come un contagio ma si presenta in modo mimetico. Non si presenta in modo aperto perché nessuno lo seguirebbe, ma si legittima come risposta al male. La prospettiva di René Girard, in particolare, ha mostrato che la violenza strutturale in una società si costruisce come difesa da un pericolo individuato in qualcuno, in una categoria, in quello che lui definisce “capro espiatorio”, la cui eliminazione è necessaria, doverosa, persino sacra.
 
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Il mesembriantemo o fico degli ottentotti o ficomarino (famiglia Mesembryanthemaceae)
È una pianta originaria dell’Africa meridionale, dove la tribù degli ottentotti è ghiottissima dei suoi piccoli frutti succosi. Nel 1600 qualcuno si portò dall’Africa la bella pianta fiorita e in breve il mesembriantemo prosperò nel nostro Meridione colorando di fiori amaranto, simili agli aster alpini, e delle sue foglie carnose di un tenero verde i suoli più aridi e poveri.
Esso cresce infatti con lunghi cauli striscianti sulle sabbie, sulle rocce intrise di salsedine, sui detriti dei vulcani, pende in gioiose cascate dai dirupi e il sole più cocente sembra che, lungi dal disseccarlo, lo ringiovanisca tutto.
A osservare queste fioriture, viene fatto di ammirare la legge divina della natura che spesso depone i suoi messaggi d’amore più belli, proprio dove il suolo è più povero di risorse: di che vive il mesembriantemo? Forse di quel vibrare quasi sensibile di forze, di cui è fatta l’aria delle Eolie, pregna di sole, di salsedine, di mare, di zolfo e del respiro dei vulcani. E infatti i suoi fiori si schiudono soltanto nel pieno richiamo del sole.

 

Gin Racheli, Eolie di vento e di fuoco, 1977

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Mappe - Viaggiare il presente

Mappe 2014-15 

 

Incontri, dialoghi, testimonianze e prospettive già in atto: ciascun percorso di Mappe propone un piccolo vademecum per orientarsi nel territorio del contemporaneo. L’indagine – incentrata su temi quali il cibo, l’immaginario, la scienza, l’industria tessile, il corpo… – condotta da numerosi relatori – esperti del settore, giornalisti, scrittori, professionisti e pionieri del cambiamento – approfondisce i diversi ambiti, stimola e coinvolge il pubblico al dialogo.

 
 
 
 

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Progetto cibo

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Segnalazioni

Giro giro tondo

Design for children
fino a domenica 18 febbraio 2018
La storia del design dedicato ai più piccoli attraverso giocattoli, arredi, pedagogia.
a Milano presso Triennale Design Museum
v.le Alemagna, 6
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