Come fa il ragno a costruire la tela?
Prendiamo in considerazione la ragnatela dell’epeira fasciata, il più bello tra tutti gli aracnidi del Mezzogiorno. Sul grosso ventre, possente magazzino di seta quasi del volume di una nocciola, si alternano delle strisce gialle, argentee e nere. Attorno a questo opulento addome si irradiano otto lunghe zampe adorne di anelli alternati, di colore pallido e bruno.
Abitualmente ordisce la sua ragnatela attraverso un ruscello, da una riva all’altra, tra i giunchi, a causa dell’abbondanza di cavallette, farfalle, libellule. Il suo ordigno di caccia è una grande tela verticale il cui perimetro, che varia a seconda della disposizione dei luoghi, si attacca con numerosi ormeggi ai ramoscelli vicini.
Vediamo anzitutto in quale modo vengono ottenute le corde che formano l’impalcatura della costruzione.
«Cuciva un ragno a notte
senza lume
sopra una bianca arcata».
Restando invisibile per tutto il giorno, rannicchiata nel verde, ecco che verso sera l’epeira esce solennemente dal suo nascondiglio e si arrampica in cima a un ramoscello. Da questo elevato punto di osservazione trascorre un po’ di tempo a pianificare il proprio metodo di caccia in rapporto al luogo. Poi, di colpo, allargando al massimo le otto zampe, si lascia cadere in verticale restando sospesa al filo che esce dalle sue filiere.
La discesa non avviene con la brusca accelerazione che sarebbe determinata dal solo peso, ma è regolata dal gioco delle filiere per mezzo della contrazione o dilatazione dei pori, potendo anche arrestarsi del tutto.
Quando si trova a due pollici dal suolo, ha un brusco arresto, si gira e, aggrappandosi al cordone appena formato, risale per la stessa via, continuando a emettere il filo. Ma questa volta, dal momento che il peso non viene più in aiuto, l’operazione di estrazione del filo avviene in modo diverso: le due zampe posteriori, manovrando alternativamente, estraggono il filo dal deposito e lo fanno uscire mano mano che sale.
Risalita fino al punto di partenza, all’altezza di due metri o anche più, si trova ora in possesso di un filo doppio che forma un anello: questo anello molto allungato dondola dolcemente a ogni soffio d’aria. Allora fissa con più forza, come meglio le conviene, l’estremità del filo che ha fra le zampe e resta in attesa che l’altra estremità dell’anello, agitata dal vento, s’impigli in qualche rametto nelle vicinanze.
Quando sente che l’anello si è fissato, l’epeira lo percorre più volte da un capo all’altro, accrescendone ogni volta di un poco lo spessore. Si ottiene così il cavo sospensore che costituisce l’elemento principale dell’intera costruzione. (…)
I ragni è il n.57 dei Quaderni di Maieutica


