(…) Per vivere dobbiamo mangiare, ma se vogliamo mangiare dobbiamo inevitabilmente togliere la vita agli esseri viventi di cui ci nutriremo: una contraddizione tragica e ineliminabile, di cui l’attuale mondo profano si rende conto solo in modo vago, ma che invece è sempre stata profondamente avvertita da ogni società orientata in modo religioso.

Se mangiare significa uccidere, come fare per evitare la colpa, il rischio di essere puniti o a propria volta uccisi, visto l’inevitabile delitto cui siamo costretti? – si chiede l’homo religiosus. È questo il dilemma cui tutte le religioni offrono, ognuna a modo suo, una risposta. La soluzione sta nel fornire una normativa alimentare: qualcosa come una gastronomia della salvezza, un santo galateo delle buone maniere a tavola. (…)

Ebraismo, cristianesimo e islam; buddhismo, hinduismo, giainismo, credenze della società “primitive”…: ogni fede vivente ha elaborato una propria particolare via per connettere il cibo all’Assoluto. Ma, se si fa attenzione, ci si accorgerà che tutte queste disparate regole di santificazione culinaria sono accumunate da alcune costanti, da una serie di ricorrenti principi basilari, che si traducono in altrettante prescrizioni, ammonimenti. Proviamo a enumerarli brevemente, come se fossero dei precetti rivolti proprio a noi.

Rinuncia e consapevolezza. Ricordati che gli alimenti di cui ti nutri non sono un tuo esclusivo possesso, di cui disporre a piacimento. Rinuncia a considerarli una tua proprietà, sii consapevole che appartengono a un Altro, nominato di volta in volta, a seconda delle religioni, Dio, gli dèi, gli antenati, gli spiriti, il mondo illusorio. È questo il primo monito che le religioni insegnano a noi tutti: se vuoi essere veramente umano e non ridurti  a sottouomo, a sacrilego, a peccatore, impara innanzitutto a comprendere che il cibo non è tuo, ma ti viene donato da un’Entità a te superiore, affinché tu possa vivere.

Sacrificio e offerta. Se il cibo di cui ti nutri non è possesso tuo, prima di mangiarlo devi “restituirlo” cioè immolarlo, offrirlo in sacrificio a Dio, all’Entità suprema cui appartiene. Affida alla Divinità il sangue che stai per versare. Trasforma a tua volta la morte dell’animale in un dono alla Divinità, e la tua colpa sarà cancellata. E anche se si tratta di cibo vegetale, apparentemente innocuo, dedicalo in ogni caso alla Divinità, che te l’ha concesso. E questa in cambio te lo santificherà: lo trasformerà in cibo benefico, gustoso, di cui potrai godere pienamente. Non solo: offri sempre agli altri che ti stanno intorno, il tuo stesso cibo: non tenerlo per te, ma condividilo. Fai dunque in modo che la tua sia sempre una mensa ospitale, fraterna. (…)

G. Comolli, Pregare, viaggiare, meditare. Percorsi interreligiosi tra cristianesimo, buddhismo e nuove forme di spiritualità, Claudiana, Torino 2010, pp. 30-1

Mappe - Viaggiare il presente

Mappe 2014-15 

 

Incontri, dialoghi, testimonianze e prospettive già in atto: ciascun percorso di Mappe propone un piccolo vademecum per orientarsi nel territorio del contemporaneo. L’indagine – incentrata su temi quali il cibo, l’immaginario, la scienza, l’industria tessile, il corpo… – condotta da numerosi relatori – esperti del settore, giornalisti, scrittori, professionisti e pionieri del cambiamento – approfondisce i diversi ambiti, stimola e coinvolge il pubblico al dialogo.

 
 
 
 

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